sala Chaplin
Durata spettacolo:
n.d.
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intero € 20, ridotto € 15, under 18 € 6
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possessori di CartaEffe € 17, allievi Binario 7 € 10
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“Scoprire la profondità della tristezza di un figlio, a neanche sedici anni, è come trovare qualcosa in un posto in cui non te lo saresti mai aspettato. In cui proprio non dovrebbe esserci. Come trovare la neve in fondo al mare.”
La neve in fondo al mare è un viaggio condiviso nell’attesa, nel dolore e nella speranza.
L’azione si svolge interamente in un unico luogo: la sala d’attesa di un ospedale, uno spazio sospeso dove il tempo sembra scorrere più lentamente rispetto al mondo esterno e ogni parola ha un peso differente.
In scena quattro adulti, i genitori dei ragazzi ricoverati nel reparto di neuropsichiatria infantile, diventano i soli testimoni visibili di una dolore che si consuma altrove. Come nella tragedia antica, l’“osceno”, il dolore indicibile, resta fuori dallo spazio scenico, ma è onnipresente.
Attraverso i loro dialoghi, le loro confessioni e i loro silenzi, i genitori ricompongono la storia dei figli: adolescenti che rifiutano il cibo, o si auto-infliggono dolore, che non riescono a sopportare lo straziante compito di crescere.
La regia sceglie l’essenzialità dello spazio scenico e la centralità degli interpreti per restituire tutta la potenza di questo testo, che racconta di conforto e solidarietà, ma anche di straziante senso di colpa e impotenza, e paura di non essere all’altezza del difficile ruolo del genitore.
Portare a teatro La neve in fondo al mare significa affrontare con delicatezza e coraggio temi che in questa realtà post-pandemica si sono rivelati sempre più necessari: la fragilità, i disturbi alimentari nei giovani, l’autolesionismo, la difficoltà di comunicazione tra adolescenti e genitori, la sensazione di solitudine che ne deriva.
In un tempo in cui spesso si fugge e ci si distrae dal dolore, questo testo invita a restare.
La messa in scena diventa non solo un atto artistico, ma anche un gesto di empatia e consapevolezza, un modo per dare voce a chi vive o ha vissuto esperienze simili, per ricordare che, è vero, ognuno ha la sua personale battaglia, ma nessuna sofferenza è davvero solitaria quando può essere condivisa.
Il teatro, in questo senso, torna al suo ruolo più autentico: quello di luogo di comunità, di riflessione, sensibilizzazione e di sostegno.
regia
Silvia Giulia Mendola
drammaturgia collettiva
ispirato al romanzo di
Matteo Bussola
costumi e scene
Mina Marea
con
Silvia Giulia Mendola
Francesco Meola
Giulia D’Imperio
Fabio Zulli
produzione
Teatro de Gli Incamminati
in collaborazione con
PianoInBilico
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